Amore immaginario

La prima volta che ti vidi, ferma sopra le scale della metro, ecco, tu eri sola lì, con l’aria po’ triste, forse in attesa di qualcuno, forse ferma a pensare.
Porca miseria quanto eri brutta.
Ti avvicinai con la scusa di darti una monetina – reagisti male – cominciò la nostra storia.
Io avevo qualche chilo in meno di adesso e due o trecento grammi di capelli in più, avevo una qualche bella camicia e pieno dominio di me, accentuavo perfino le mie imperfezioni come angoli insoliti di un carattere che si impone.
Sfoderavo errori studiati come fanno i grandi pittori e i cantanti.
Forse proprio in questo ho ecceduto e ora mi ritrovo ancora solo, in balia della mia inettitudine.

In fondo è stato così così finchè e durato.

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