Anobium

La fine dell’altro mondo costituisce l’esordio narrativo di Filippo D’Angelo ma presenta una scrittura già matura e consapevole, tanto nello sviluppo della trama quanto nello stile.

Ludovico Roncalli, dottorando in letteratura francese all’università di Genova, incarna tutti gli stereotipi dell’ex aspirante intellettuale la cui disillusione nei confronti delle speranze coltivate in gioventù tende a trascinarlo sempre più in basso, tra un alcolismo in fase avanzata, una passione incestuosa ricambiata ma – almeno in parte – repressa per la sorella e un profondo odio per quella generazione dei padri che ha rovinato i trentenni degli anni duemila.

Le poche cose che potrebbero salvare Ludovico – un paio di amicizie che riescono a sopravvivere nonostante gli atteggiamenti autodistruttivi dei personaggi, la scoperta di un epilogo inedito de L’altro mondo di Cyrano De Bergerac, la rinnovata passione politica in viste dell’imminente G8 di Genova – finiscono inevitabilmente per soccombere a quello che sembra essere lo spirito del nostro tempo.

Mi viene spontaneo fare un paragone con Tutti gli intellettuali giovani e tristi, opera prima dell’americano Keith Gessen che, come D’Angelo, ha descritto perfettamente l’impossibilità dell’intellettuale borghese di spogliarsi delle sue caratteristiche peggiori, dalla necessità di ritagliarsi uno spazio nel mondo della cultura attraverso ricerche inutili e permeate di un forte autoerotismo intellettuale all’adesione a un vago snobismo, causa e conseguenza di una totale incapacità nel mantenere gli affetti.

Raccontando la storia di Ludovico, l’autore riesce quindi ad esprimere e a omaggiare attraverso il linguaggio narrativo alcuni tra i più interessanti concetti teorizzati da Pierre Bourdieu in merito alle costruzioni/costrizioni culturali, dimostrando come certe logiche siano proprie della nostra società e non vengano minimamente scalfite da eventi di portata mondiale quali quelli che chiudono il romanzo: la morte di Carlo Giuliani durante il G8 e il crollo delle Torri Gemelle a New York.

 

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